Ottanta miliardi di euro. E questa la cifra tonda raggiunta dall’ammontare del risparmio previdenziale gestito dalle Casse privatizzate dei liberi professionisti a fine 2016. Un livello di attività totali in crescita del 6% (più 4,6 miliardi) rispetto all’anno precedente. Un fiume di denaro che continua a essere investito largamente in immobili, titoli di Stato e fondi esteri, con limitati investimenti nell’economia reale del nostro Paese. A offrire l’ultima radiografia aggiornata su patrimonio e flussi delle Casse private è la Covip, l’Autorità di vigilanza sui fondi pensione complementari che da qualche anno vigila anche sulle strutture che gestiscono la previdenza obbligatoria di primo e secondo pilastro. Ebbene, se guardiamo il report sotto il profilo degli investimenti nel sistema Paese, si rileva <<che gli investimenti domestici delle Casse ammontano a 32,9 miliardi di euro, il 41,1% delle attività, in diminuzione di 1,7 punti percentuali rispetto a12015; di poco superiori gli investimenti non domestici, che si attestano a 33,1 miliardi, corrispondenti al 41,4% del totale, registrando un aumento di 1,7 punti percentuali rispetto a12015>>. <<Nell’ambito degli investimenti domestici — si osserva — restano predominanti gli investimenti immobiliari (18,1 miliardi di euro, il 22,6% delle attività totali) e i titoli di Stato (8,8 miliardi di euro, 1’11 per cento delle attività totali); nel confronto con il 2015, l’incidenza sul totale delle attività registra una diminuzione, rispettivamente, di circa un punto percentuale>>. E alla fine si nota che sono presenti <<i titoli di debito e di capitale per un ammontare rispettivamente pari a 1 e a 2,9 miliardi di euro; nell’insieme, essi corrispondono a14,9% delle attività, percentuale sostanzialmente stabile rispetto al 2015>>. Senza contare che <<nell’ambito dei titoli di capitale figura il controvalore delle quote del capitale della Banca d’Italia sottoscritte da 8 Casse per circa un miliardo>>. Se l’investimento nell’economia reale italiana rimane limitato, non si può non osservare come l’insieme delle attività di investimento delle Casse abbia bisogno di una regolazione e di una vigilanza ampliate e sostenute. Come? Con due tasselli che mancano. Il primo è l’atteso (ma mai varato) regolamento del ministero dell’Economia su criteri e limiti degli investimenti delle Casse. Un vuoto che pesa. <<Si tratta — spiega il presidente della Covip, Mario Padula — di una mancanza che si fa sentire perché, al contrario, una disciplina unitaria e univoca renderebbe meno difficoltoso il processo di diversificazione degli investimenti che le Casse devono avviare o proseguire>>. Il secondo bullone da stringere nel meccanismo di controllo tocca direttamente l’Authority: nell’organico mancano o sono comunque insufficienti attuari, economisti, analisti finanziari, per citare le figure principali. E mancano perché le risorse trasferite alla Covip sono al lumicino. Per rimpinguarle basterebbe estendere alle Casse il contributo di vigilanza che da sempre versano i fondi pensione. Come accade, d’altra parte, per tutti i soggetti operanti in mercati o contesti con la presenza di Autorità indipendenti. Ebbene, la manovra in arrivo potrebbe essere l’occasione per colmare il gap e irrobustire l’attività di vigilanza.

Fonte: QN

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